I'm a mess {and you're just worse}

When you leave me for no reason, I'll give you a reason

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I bring you porn \O/
harleen313
Titolo: Dear, I think we are facing a problem.
(titolo palesemente dato ad minchiam, ma non stiamo qua a spaccare in quattro il capello XP)
Beta: p_will <3
Disclaimer: Mai accaduto, mai visto, mai fatto.
Raiting: Rosso
Pairing(s)/Personaggi: Trohley, Andy/Joe, insomma, quella roba là xD
Sommario: […] Joe si fece avanti, gli prese la cravatta tra le dita e iniziò a tirarlo verso di sé. “Sapevo ti sarebbe piaciuto.”
Parole: 1369
Note: Scritta per il p0rn fest, una sorta di tentativo di ritorno alle luci della ribalta \O/



Era iniziata per gioco, ovviamente. Come poteva qualsiasi cosa che riguardasse Joe non iniziare come uno stupido gioco?
Per la precisione, era lo stupido gioco ispirato da Pete, la convinzione che con quei capelli lunghi e folti a Joe mancasse solo di farsi la barba e truccarsi un po’ per essere passato per una donna.
E poi una mattina di prove eccolo presentarsi effettivamente sbarbato, il cretino, pronto a prendere in giro Pete sul poco occhio del bassista. Lui? Sembrare una donna? Ma quando mai.
Ma. Quando. Mai.
…E invece Pete ce l’aveva avuto un buon occhio, Patrick per poco non si era strozzato nel vedere Joe così femmineo ed Andy aveva benedetto tutti i santi del paradiso di trovarsi ben schermato dietro una batteria per non dover rendere conto a nessuno delle proprie pulsioni sessuali.
Perché beh, Joe sbarbato e con i capelli raccolti era un bello spettacolo. Un bellissimo spettacolo androgino e – Andy non ne era troppo sicuro, ma in casi simili è sempre meglio non indagare – ancora nei limiti dell’eterosessualità. Perché Andy era etero, ovviamente. Etero più che convinto.
L’erezione che aveva avuto nel vedere Joe era un puro caso.

E poi il gioco era degenerato come qualsiasi cosa riguardi Pete e Joe – la componente ‘Joe’ non va mai e poi mai sottovalutata: se tre quarti delle idiozie di Pete appaiono nella loro ginormica e devastante grandezza, è perché Joe lo asseconda e lo aiuta ad esaltarle agli occhi del mondo.
Quindi, il gioco era degenerato.
Dopo giorni in cui Joe si era atteggiato a donnina di facili costumi, aveva atteso che Patrick organizzasse una festa per invitare Andy a casa sua con la scusa di ‘consigliarlo su cosa indossare’. Quando Andy era arrivato sotto casa di Joe aveva trovato la porta di casa aperta; aveva seguito la voce cantilenante di Joe che ripassava il testo di chissà quale canzone e quando era entrato nella camera da letto del chitarrista era grossomodo morto.
Perché Joe, in piedi davanti allo specchio, si stava finendo di allacciare una cinghia di un reggicalze scarlatto, che sarebbe stato successivamente occultato da una minigonna nera che già indossava, arrotolata lungo i fianchi per non essergli di impiccio con le ultime rifiniture. “Oh, Andy!” aveva trillato non appena si era accorto della presenza dell’altro, vinta la battaglia con la crudele calza a rete e fatta scivolare la gonna lungo le gambe. “Accomodati.”
Andy, come già detto, era già scampato ad un primo infarto quadruplo solo rimirando il chitarrista di spalle. Quando poi lo vide raddrizzarsi bene sulla schiena ed ebbe modo di rimanere incantato dalla leggerezza con cui il manto di boccoli che si ritrovava in testa gli scivolava con eleganza lungo la spina dorsale fino a coprirgli interamente la schiena e le spalle strette, ebbe bisogno di appoggiarsi contro una cassettiera messa là per salvarlo da un’ingloriosa caduta. E poi Joe si era voltato ed era truccato, ma era truccato bene, aveva solo gli occhi cerchiati di nero di modo che il blu dell’iride risaltasse e un po’ di ombretto ed il rossetto rosso come il fuoco– …Andy capì che non sarebbe scampato vivo a quella serata.
Perché Joe era sempre Joe, sorriso idiota e andatura ciondolante, solo che ciondolava sui tacchi ed aveva le calze ed era la donna più bella che Andy avesse mai avuto modo di vedere in tutta la sua vita e l’erezione che gli pulsava in mezzo alle gambe aveva raggiunto e superato da venti minuti buoni il limite entro cui smette di essere divertente e diventa solo fonte di dolore e frustrazione.
Avrebbe voluto chiudersi in bagno. Un bagno, certo. Messo com’era sarebbe stata questione di due, massimo cinque minuti, ma proprio a voler essere ottimisti.
Sotto lo sguardo divertito e scanzonato di Joe, Andy aveva solo bisogno di spararsi una sega per potersi dire pronto a sopportare una serata – una serata, poi, era un conto ottimistico; probabilmente in altri quindici minuti Andy avrebbe avuto nuovamente bisogno di chiudersi in bagno, lo sapeva perfettamente – in compagnia di quello che ufficialmente era il suo migliore amico vestito da donna.
“Come sto?” chiese il già citato migliore amico, con un’elegante piroetta su se stesso, facendo confluire le ultime cinque piastrine in circolo per il corpo del batterista tutte in un unico posto molto affollato.
“Perché sei vestito da donna?” trovò la forza di chiedere in risposta Andy, la voce ridotta ad un filo e la cravatta stretta sul suo collo a ricordargli un cappio.
E qua Joe si fece avanti, gli prese la cravatta tra le dita e iniziò a tirarlo verso di sé. “Sapevo ti sarebbe piaciuto.”

Andy non avrebbe saputo, in coscienza, dire quando il suo cervello aveva smesso di registrare gli avvenimenti – forse al bacio, forse quando Joe gli aveva messo una mano in mezzo alle gambe ed aveva stretto la presa – sapeva solo che risvegliarsi improvvisamente e trovare Joe inginocchiato davanti a lui che gli succhiava l’uccello era in assoluto il migliore dei risvegli su questo pianeta. Senza contare la scoperta del secolo: Joe era bravo in una maniera che gli stava facendo dimenticare ogni cosa che non fosse quelle labbra strette e la lingua calda e la visione delle guance incavate ogni volta che ritraeva la testa.
Il giochino era finito pochi istanti dopo. Andy non aveva retto alla tentazione ed aveva fatto alzare Joe di forza per potergli mettere a sua volta una mano in mezzo alle gambe, i ganci del reggicalze che non lo intralciarono minimamente nell'intrusione fin sotto alle mutande – da donna, cristo, con tanto di pizzo ai bordi – e poi i gemiti di Joe che gli riempivano la testa, al limite con delle vere e proprie grida di piacere. “Mio dio, sembri una puttana in calore.”
Mio dio,” disse in un gemito il batterista, “non pensavo ti piacesse parlare-”
Andy prese il comando della situazione in pochi istanti; spinse il ragazzo contro la cassettiera fino a farcelo salire sopra, la gonna alzata chissà quando e le calze – slacciate dal reggicalze con movimenti bruschi e frenetici – che scivolarono lungo le gambe, “Non pensavo ti avrebbe ulteriormente eccitato.” Andy sembrava genuinamente sorpreso: l’ultima volta in cui si era azzardato a fare commenti pesanti sulla sua partner, ne aveva ricavato un ceffone.
Joe si limitò a gemere più forte e a muoversi con più forza contro la mano del batterista, salvo passare subito dopo a toccarlo a sua volta. I movimenti di Andy erano rallentati dal bordo delle mutandine, ma quando sentì un gemito strozzato capì di aver comunque raggiunto il suo scopo. Bastarono poche spinte perché venisse anche lui, totalmente noncurante del fatto che i suoi pantaloni, dopo una simile cosa, sarebbero dovuti passare per l’inceneritore per riacquistare un barlume di pulizia.

“Di’ un po’,” cominciò Andy mentre saltellava per entrare in un paio di pantaloni che Joe gli aveva rimediato, “davvero pensi di andare così conciato alla festa di Patrick?”
Dall’altro capo della stanza, Joe scosse la testa. Lo fissò negli occhi mentre si sfilava le scarpe col tacco, le calze e la minigonna, tutto con una lentezza esasperante. “Volevo che mi vedessi tu.” Joe si mise bene in piedi, quindi si sbottonò la camicetta e mostrò il petto glabro. Eppure, anche se ormai di femminile aveva ben poco – giusto qualche traccia di ombretto, il resto del trucco era finito sparso per il corpo del batterista – Andy non poté fare a meno di provare quella morsa allo stomaco che sembrava dovesse mozzargli il respiro.
“Sei- stai bene.” Deglutì a vuoto, senza sapere cos’altro aggiungere, senza riuscire a mettere in fila le mille domande che gli affollavano la testa al momento. Avrebbe voluto sapere cosa sarebbe successo da quel momento in avanti, se era uno sfizio che Joe voleva togliersi o cos’altro, insomma, il classico e patetico ‘che ne sarà di noi?’ se di noi si poteva parlare e così via con ogni paturnia mentale disponibile al momento.
Joe non gli disse nulla, aprì un cassetto e ne tirò fuori un paio di pantaloni. Guardò negli occhi Andy per un istante, ed era già intento ad allacciarsi la cinta quando sussurrò che la biancheria non gli andava di cambiarla.
Okay, rifletté Andy, magari lo stock di digressioni patetico-filosofiche avrebbe anche potuto aspettare l’indomani mattina.

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tesoro, io TI AMOH <333
lode e gloria a te per aver scritto questa adorabile (e adorabilmente p0rn!) fanfiction!
sei grandiosa, dico sul serio *-*
<333

Awwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwwww.
Grazie, davvero *_* simili commenti riempiono il mio cuoricino di gioia e quindi gratificano il settore porno della mia testa. Grazie \O/!!

ma te li meriti tutti!!!
<333333333
e scrivi presto qualcos'altro, che mi lasci in astinenza!
xoxo

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?

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